Nell’incontro del 12 settembre scorso, il primo della nuova stagione del mio Salotto Finanziario, si è parlato de “Il futuro che verrà”, con il professor Angelo Riccaboni professore ordinario di Economia aziendale all’Università di Siena; e il Dottor Marzio Gussago, Senior Sales Director presso Pictet Asset Management, che ha illustrato come “Investire in un mondo che cambia velocemente avendo a cuore la sostenibilità del pianeta”.

Di particolare interesse secondo me possono essere le slides che il Professor Riccaboni ha presentato a sostegno della sua trattazione su “Imprese e sostenibilità: alleate o avversarie”, in cui esamina diversi aspetti legati al futuro dell’economia globale e all’impegno politico necessario per attuare ogni strategia volta alla sostenibilità.

Quello che emerge chiaramente dalla trattazione, ripercorrendo a ritroso gli avvenimenti degli ultimi 70 anni, è che le cose stanno radicalmente cambiando e che è finito il tempo dell’analisi, ed  è ora di agire.

La popolazione mondiale è cresciuta a dismisura, le risorse si stanno esaurendo, il clima risente ineluttabilmente dell’inquinamento delle nostre città.

In particolare il professor Riccaboni isola tre eventi che hanno rapidamente modificato l’approccio alla sostenibilità: il primo è l’intervento di Papa Francesco nel 2015, prima con la promulgazione a Marzo dell’Enciclica “Laudato sii” e poi, con il discorso all’Assemblea dell’Onu il 25 settembre dello stesso anno, ribadendo la necessità di un cambiamento di rotta, e chiedendo per tutti giustizia, libertà, diritti civili, un ambiente pulito, la casa, la possibilità di sviluppare ovunque le possibilità della persona senza i limiti sociali ed economici che oggi costringono la maggioranza della popolazione mondiale a vivere al di sotto della soglia di sopravvivenza.

Il secondo evento scatenante per Riccaboni è l’istituzione della cosiddetta “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”ossia il documento adottato dai Capi di Stato in occasione del Summit sullo Sviluppo Sostenibile del 25-27 settembre 2015, che fissa gli impegni per lo sviluppo sostenibile da realizzare entro il 2030, individuando 17 Obiettivi (SDGs – Sustainable Development Goals) e 169 target. Sia gli obiettivi che i target riguardano lo stretto legame tra il benessere umano e la salute dei sistemi naturali e la presenza di sfide comuni che tutti i paesi sono chiamati ad affrontare. Nel farlo, tocca diversi ambiti, interconnessi e fondamentali per assicurare il benessere dell’umanità e del pianeta: dalla lotta alla fame all’eliminazione delle disuguaglianze, dalla tutela delle risorse naturali all’affermazione di modelli di produzione e consumo sostenibili.

Come nota personale consiglio di leggere sul portale Ipazia un post di Rossella Kholer, che spiega ai bambini proprio l’essenza dell’Agenda 2030.

Infine, il terzo evento agente è stato l’accordo di Parigi, la conferenza sul clima del dicembre 2015, in cui 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2º C.

Dopo questi 3 eventi scatenanti è stato chiaro a tutti, compresi a manager e capitani di industria, come l’economia sia un nodo cruciale in questo frangente, i soldi muovono tutto, ma soprattutto essendo l’alta finanza che determina il passo con cui si muove il mondo, e questo passo non può portare alla rovina per tutti. Le imprese possono e devono, sempre secondo il professor Riccaboni, combinare la maggior cura per il Pianeta, con una politica di inclusione sociale e la crescita economica. A questo si arriva attraverso una serie di passi necessari, difficili e non sufficienti se presi singolarmente: dalla compliance con regole ambientali, salute e ambiente, alla riduzione delle emissioni di CO2, dal patrocinare iniziative responsabili ad integrare la strategia, il modello di business e i processi decisionali con obiettivi sociali e ambientali. Fondamentale infine essere aperti all’innovazione e alle Partnerships e garantire catene alimentari sostenibili.